TUTTA LA VERITÀ SUL LATTE A2

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TUTTA LA VERITÀ SUL LATTE A2

Latte o non latte?

Sono molti i dibattiti sul latte, fa bene, fa male, è indispensabile per la crescita dei bambini e per prevenire l’osteoporosi. Noi di A’MATI! Però non vogliamo creare ancora più confusione. Il nostro obiettivo è quello di portare alla luce chiare ricerche scientifiche e informare.
Pochi sanno che esistono due tipi di latte di mucca: il latte contenente beta caseina A1 e quello contenente la A2.

Qual’è la differenza tra A1 e A2?

In origine tutte le mucche producevano latte A2 ma poi, per ragioni ancora sconosciute, alcune razze europee hanno cominciato a produrre il peptide beta caseina A1, pericoloso per la salute.
Le proteine sono come un treno, costituiti cioè da una locomotiva (testa) e da tanti vagoni: ogni vagone è un aminoacido: in natura gli aminoacidi sono 20, alcuni dei quali essenziali (non riusciamo a sintetizzarli e dobbiamo necessariamente assumerli con la dieta), altri non essenziali (il nostro fegato riesce a sintetizzarli ex-novo).
Una delle proteine del latte è la Beta-caseina (in tutto le caseine sono quattro: alfa-S1, alfa-S2, beta, Kappa caseina): essa è composta da 209 aminoacidi (detti anche residui) in totale.
Nel latte normale-fisiologico (latte A2) il residuo n.67 è dato dall’aminoacido “prolina”, che produce un forte legame con l’aminoacido precedente (residuo n.66: isoleucina).
Nel latte patologico (latte A1) la prolina (residuo n.67) è stato sostituito (a causa dell’esasperazione genetica delle vacche per generare quantità sempre maggiori di latte) da un altro aminoacido, ovvero l’istidina.

Quindi l’unica differenza tra A1 e A2 è data dall’amminoacido collocato in posizione 67 nella catena amminoacidica della proteina del latte.

Ma perchè il latte A1 è pericoloso?

L’istidina genera con il residuo precedente (n.66: isoleucina) un legame molto debole che si rompe molto facilmente durante la digestione, originando un frammento di n.7 residui (aminoacidi), detto peptide beta-casomorfina-7 (BCM7). La struttura di questo peptide, formato da Tirosina – Prolina – Fenil-alanina – Prolina – Glicina – Prolina – Isoleucina, non è digeribile dai nostri enzimi perché non riconosciuto, ed è estremamente simile alla struttura della morfina (quindi la BCM7 è un oppioide simile). In associazione ad una permeabilità intestinale, la BCM7 entra nel circolo sanguigno determinando gravi patologie.

Permeabilità intestinale

Un organismo sano possiede un intestino che funge da vera e propria barriera. Questa struttura fa in modo che i nutrienti vengano assorbiti e blocca il passaggio di tossine, patogeni e sostanze allergizzanti. Per fare questo l’epitelio intestinale ha una particolare struttura che potrebbe essere compromessa da fattori come lo stress, le abitudini alimentari scorrette, gli inquinanti ambientali, i farmaci, gli antibiotici e l’alcol e di conseguenza non svolge più il suo ruolo di barriera.

Cosa succede se la BCM7 entra nel sangue

Se questo frammento passa la barriera intestinale, la cui permeabilità aumenta fortemente in caso di processi infiammatori a carico dell’intestino, raggiunge il circolo generale, cervello compreso. Essendo la BCM7 non riconosciuta dall’organismo, potrebbe scatenare malattie autoimmuni (diabete di tipo 1) e, essendo la struttura della BCM7 simile a quella della morfina, potrebbe indurre effetti molto simili a quelli degli oppioidi: torpore, difficoltà di attenzione, sindromi da astinenza, … fino all’autismo.
Tutti i neonati hanno un intestino permeabile e quindi la BCM7 è in grado di passare nel torrente ematico e arrivare al cervello causando alcune forme di autismo. Le tight junction, che riducono il passaggio della BCM7 nel sangue, si formano durante i primi 12 mesi di età. Ne deriva che se il bimbo è alimentato con latte A1 prima di questa data, rischia di contrarre forme di autismo.

Conseguenze

Numerose ricerche e studi clinici condotti da Paul Shattock, presidente dell’organizzazione mondiale sull’autismo e sostenitore AMATI!, e da Woodford, autore del libro “Devil in the milk”, hanno associato al consumo di latte A1 alcune patologie come il diabete di tipo 1, autismo, morte improvvisa di neonati, schizofrenia, malattie cardiache, alcune malattie autoimmuni, intolleranze al latte, ulcere, coliti, morbo di Crohn e celiachia.

Ricerche scientifiche a supporto

La prima persona ad ipotizzare che l’autismo potesse essere correlato all’assunzione di alcune sostanze oppiodi fu lo scienziato J.A. Panksepp in uno studio pubblicato nel 1979 sul Journal Trends in Neuroscience. Poi nel 1981 Kalle Reichelt e alcuni colleghi suggerirono che questi oppiodi derivano dalla trasformazione di alcuni cibi durante la digestione, in particolare alimenti con glutine e caseina. Poi le evidenze scientifiche si sono accumulate nel tempo e si è scoperto che moltissime persone autistiche presentano alti livelli di oppiodi nel sangue e nelle urine in associazione ad un intestino permeabile che consente il passaggio di tali sostanze nel sangue.

Tre gruppi di scienziati e ricercatori di tre paesi diversi hanno condotto studi riguardo al latte A1. I tre gruppi sono stati condotti dal Proffesor Robert Cade e Dr. Zhongjie Sun dall’Università della Florida, Paul Shattock dall’Unità di ricerca sull’autismo presso l’Università di Sunderland e il Dr. Kalle Reichelt dal Pediatrics Research Institute presso l’università di Oslo, Norvegia. I tre gruppi hanno raggruppato i propri lavori in un’unica ricerca, la quale è stata pubblicata in parte sul Journal of Nutritional Neuroscience. L’altra parte è stata pubblicata sul Journal Brain Dysfunction, Autism and Peptides. […]
I risultati hanno confermato che molti dei problemi neurologici sono dovuti a ciò che mangiamo e a come lo metabolizziamo. Nello specifico, patologie come autismo e schizofrenia mostrano sorprendenti similitudini ai sintomi causati da oppioidi che si possono formare durante il processo di digestione di alcuni alimenti, in particolari alimenti contenenti glutine e caseina.
Alti livelli di BCM7 e sui derivati sono stati trovati nel sangue e nelle urine di bambini autistici da tutti e tre i gruppi di scienziati. Inoltre hanno riscontrato grandi successi cambiando la dieta di questi bambini eliminando glutine e caseina: i livelli di BCM7 nel sangue e nelle urine sono calati e i sintomi dell’autismo migliorati.

Che cos’è l’autismo

L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo, e si manifesta entro il terzo anno di età con deficit nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale e dell’immaginazione. L’autismo è un handicap grave che pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale coinvolge diverse funzioni cerebrali e perdura per tutta la vita. Inoltre le persone autistiche possono presentare problemi di comportamento. L’autismo è talvolta associato a disturbi neurologi aspecifici, come l’epilessia, o specifici, come la sclerosi tuberosa, la sindrome di Rett o la sindrome di Down.
Un dramma sociale destinato ad espandersi perché se nel 1985 si contavano 3-4 bambini autistici ogni 10 mila nascite, oggi quel dato è schizzato a un caso ogni cento.

Problema allevamento animali

E’ anche importante però consumare latte e derivati di animali allevati all’aperto. Il problema infatti comincia negli allevamenti delle mucche. Ammassate in spazi ristretti, sovralimentate con mais e mangimi fortificati che stimolano la produzione di latte. Somministrazione di farmaci per evitare di trasmettere malattie, sostanze che verranno poi trasmesse all’uomo. La resistenza agli antibiotici preoccupa gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che nel loro nuovo rapporto parlano di un problema attuale, presente in ogni parte del mondo. Shin Young-soo, direttore regionale Oms per il Pacifico occidentale, sottolinea infatti che ormai l’antibiotico resistenza rappresenta una delle principali minacce per la salute umana e ricorda come questo fenomeno si ripercuote – aumentandoli – anche sui tempi di ricovero in ospedale, sui costi dell’assistenza sanitaria e sulla mortalità.
Animali nutriti con mais, alimento poco costoso e che stimola la produzione di latte.

Soluzione A’MATI!

Inutile quindi discutere sull’importanza o i danni legati all’assunzione del latte, ma bisogna fare una distinzione tra il latte A1 e quello A2. Le evidenze scientifiche sono tante e sempre più evidenti, tanto che l’Australia, maggiore produttrice di latte al mondo, grazie al lavoro di Keith Woodford (autore del libro “Devil In The Milk”), offre sul mercato entrambe le tipologie di latte in modo che il consumatore faccia la propria scelta consapevole tra le due tipologie.
A’MATI! Farà lo stesso. La disinformazione a riguardo è troppa e non prenderemo alcuna posizione radicale, portiamo alla luce ciò che la ricerca, svincolata da ogni interesse, ci offre per formare ed educare.
A’MATI! Vanta il sostegno di uno fra i due laboratori al mondo che rilevano la presenza del peptide neurotossico BCM7 nel latte. A’MATI! inoltre è sostenuta da Paul Shattock, presidente dell’organizzazione mondiale dell’autismo e da tutto il suo lo staff di sviluppo e ricerca. Il latte vaccino AMATI quindi sarà analizzato e utilizzato solo se privo del peptide neurotossico A1.

Alternative A’MATI!

Le alternative A’MATI! Prevedono quindi latte di origine vegetale, latte vaccino A2 e latte di capra al pascolo (il pascolo favorisce fermentazioni pre-stomacali che portano alla sintesi del CLA: Acido Linoleico Coniugato, che è il precursore degli acidi grassi omega-3).
Il latte vaccino tuttavia sarà utilizzato raramente perchè nutrizionalmente meno interessante rispetto al latte di capra.

Differenze latte caprino – latte vaccino

LIPIDI
1) Globuli di grasso più piccoli (circa 1/10 di quelli vaccini) => maggiore digeribilità
2) Maggiore contenuto in carnitina del latte caprino => migliore utilizzo (maggiore ingresso) mitocondriale degli acidi grassi
3) Maggiore concentrazione di acidi grassi a corta-media catena (caproico, caprilico, caprico) => maggiore digeribilità

PROTEINE
1) Maggiore mineralizzazione delle caseine => maggior contenuto minerale delle proteine del latte di capra
2) Poca alfa-S1-caseina e molta Beta-caseina e K-caseina => più vicino al latte materno rispetto al latte vaccino

SALI MINERALI
1) Latte di capra più ricco in Calcio, Fosforo, Potassio, Cloro, Magnesio
2) Latte di capra più ricco in Selenio => maggiore azione antiossidante

ALLERGIE
1) Minore attività allergizzante della B-lattoglobulina (principale responsabile delle allergie)

EFFETTO TAMPONE
La capacità tampone di una sostanza si definisce come la capacità di mantenere stabile il pH (grado di acidità o basicità) di una soluzione. La capacità tampone del latte è data principalmente dalle proteine, che sono capaci (fino a un certo punto) di rispondere ad aumenti di acidità o basicità della soluzione (il latte) mantenendo il pH costante.
Il latte di capra ha un maggiore effetto tampone per la maggiore presenza di azoto (proteico e non proteico) e di fosfati.

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